Giovanni Ricciardi: lo smaltimento della Memoria
Agosto 25, 2008
Giovanni Ricciardi, avezzanese, classe 1894, esercita un discreto commercio di cereali e generi alimentari – mestiere dal quale certo gli discende il soprannome di «maccaronaro» solennemente annotato, senza una punta di ironia, dall’autorità di pubblica sicurezza nel fascicolo politico ad egli intestato. Nel 1924 è iscritto ad Italia Libera, associazione fieramente antifascista. Nel 1931 viene ammonito, dopo esser stato sorpreso, in buona compagnia (Alberto Mancini, Costantino Torrelli, Francesco Ciccarelli, Placido Sebastiani, Luigi Chiarelli, Giovanni Donatelli, Pietrantonio Palladini) a trattare dei volantini di Giustizia e Libertà. Viene solo ammonito Ricciardi, seppur a conoscenza del contenuto dei manifestini e della diffusione che ne veniva fatta, grazie alla circostanza attenuante di non partecipare “direttamente a tale propaganda”. Ma che di quest’uomo non ci si possa fidare, le autorità fasciste lo scoprono sul finire degli anni Trenta, quando Ricciardi è tra le 14 persone (tra loro i più noti Pietro Amendola ed Aldo Natoli, Bruno Corbi e Giulio Spallone, Fernando Amiconi e Renato Vidimari) accusate di aver tentato di ricostituire la rete sovversiva del Partito comunista tra Roma e gli Abruzzi. Compare dinanzi al Tribunale speciale per la difesa dello Stato, il più odiato organo di repressione del fascismo, che gli commina due anni di reclusione (all’atto stesso della sentenza, a metà del 1940, la condanna viene condonata, e può così lasciare il carcere romano di Regina Coeli).
Non è ideologicamente catalogabile, Ricciardi, rubricato quale semplice «antifascista», talvolta «socialista», talaltra «comunista». Anche nel dopoguerra, impegnato nell’associazione che riunisce i perseguitati politici del passato regime, Ricciardi sembra serbare questa irriducibile caratteristica di indefinibilità, al punto che ci è difficile associargli una sola e semplice militanza politica.
Inizia, Ricciardi, armato di macchina fotografica e di penna, un’indefessa attività pubblicistica (collabora con la pagina abruzzese de «L’Unità») e di raccolta di materiale attinente la storia della Marsica, attività che corre parallela – e viene anzi agevolata – dal servizio che in una Avezzano semidistrutta egli presta all’ufficio del lavoro e al municipio, a coordinare le squadre per gli sgomberi dalle macerie della guerra.
Riemerge, poi, quella passione per gli opuscoli e gli scritti politici che tante grane gli aveva già procacciato sotto il fascismo: il Nostro comincia a conservare la memoria minuta dei fatti politici di ogni giorno, volantini locali e giornali di tutti i partiti. Alla fine, si accumula una mole impressionante di materiale, vivida testimonianza della lotta politica e sociale consumatasi nella Marsica, nei primi venti anni del regime repubblicano. Mole che, per gli amanti del genere, è stata resa finalmente disponibile dagli aventi causa del Ricciardi, a quasi quarant’anni dalla morte di questi, avvenuta nel 1968.
Per i pochi fortunati che ci si sono trovati, sul finire dello scorso gennaio (proprio nella ricorrenza della Giornata della memoria, il 27 gennaio 2007), la tanta carta e i tanti libri messi da parte dal nostro protagonista – e schedati con una applicazione alfieriana – sono finalmente riemersi dalla cantina di un benemerito affine e sono rimasti esposti, per un paio di giorni, nei quattro secchioni della nettezza urbana localizzati all’ingresso di Avezzano, nella centralissima via XX settembre, tra la Gerit ed il distributore di benzina.
Discreto il successo di pubblico, immane il lavoro dei camion della nettezza urbana per smantellare il bizzarro allestimento. Peccato solo riesca difficile, ora, replicare una così straordinaria esposizione.
Siamo quasi sicuri che Giovannino il “Maccaronaro” si sia rivoltato nella tomba, e non una volta sola. Con un rumore simile a quello di un compattatore.
Franco Massimo Botticchio
Link diretto alla pagina: http://www.site.it/giovanni-ricciardi-lo-smaltimento-della-memoria/03/2008/
BIT on Second Life
Agosto 10, 2008
bit
di Giovanni Ricciardi
su Second Life
La mostra virtuale ”bit” è visitabile su Second Life fino al
5 Settembre 2008
link diretto esposizione: http://slurl.com/secondlife/soleil%20rouge/142/131/40/
Produzioni Klife©(per visitare la mostra è necessario essere iscritti o iscriversi qui gratuitamente a SL)
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BREVE TRATTATO SULL’ACCUMULO DELLE PAROLE INUTILI E LORO SEDIMENTAZIONE NEL PADIGLIONE AURICOLARE.
II parte
Metodologie e servomeccanismi di liberazione e/o recupero di tutte le parole inutili
Quante siano state nel passato le soluzioni per sopperire alla perdita o dispersione delle parole inutili nel padiglione auricolare non ci è dato sapere. Nonostante questo, dobbiamo proprio alle poche risoluzioni pervenute, fatte di sistemi e marchingegni, il recupero di quelle parole che altrimenti nelle nostre onecchie sarebbero del tutto perdute o dimoranti sotto forma condensata/decantata (cerumex) prima di essere eliminate per sempre. (vedi cap.I )
Le parole inutili e inascoltate perché prive di utilità apparente, prive di senso ai nostri sensi occlusi/ottusi, sono oggetto privilegiato eppure rischiosissimo. La possibilità di cambiare la nostra esistenza si anniderebbe da secoli nelle onecchie dell’uomo, il recupero delle fatali risposte verrebbe da anni evitato perché il continuo domandare è di certo più bello per l’essere umano che l’ essere respinti da agghiaccianti risposte.
Rarissimo esemplare di mucchio di parole inutili e inascoltate da Ponzio Pilato, I sec. d.C. circa Museo dei Prefetti Imperfetti e Procuratori delle cere di Roma.
Nella perfezione della natura l’evoluzione dell’uomo ha permesso lo sviluppo delle onecchie sotto tale apparato cartilagineo, (vedi fig.2 cap.I) forma complicatissima e perfetta per il deferimento del superfluo a noi stessi del mondo.
Rari studi scultorei realizzati con i commenti inutili alle loro opere dagli artisti del passato. Reale Gabinetto nero di Napoleone I Parigi.
VERBANENT
(verba manent ?)
I metodi di recupero e/o liberazione dalle parole inutili a noi pervenuti sono pochi, nonostante tutto descriveremo qui un metodo antichissimo e illuminante. Dalle fonti cristalline del sapere ancestrale si narra che sin dai tempi più antichi si soleva agire per mezzo di papiri avvolti a mo di cono immersi in cera d’api che bruciando da un verso liberavano in altezza l’accumulo pesante del “rifiuto”, l’altro capo del papiro veniva infilato nell’onecchio mentre la fiamma sprigionava una forza aspirante che liberava e conduceva le parole inutili nel corpo del cono. In oriente si narra venissero utilizzati più arcaici bastoncini di bambù svuotati e poi dati fuoco. Le conseguenze erano spesso terribili per la presa di coscienza di chi ne faceva uso. Ai giorni nostri le cose non sono cambiate e tantomeno questo metodo, il quale non sembra essere stato dimenticato.In commercio si possono ancora trovare coni adatti a tale altissima applicazione sempre più praticata nel mondo.
(segue terza parte su: Metodologie e servomeccanismi di acquisizione delle parole inutili: VERBANENT)
precede CAPITOLO I : http://gricciardi.wordpress.com/2008/06/21/228/
joao Cleombroto 25 Tatane 135 E.P. @
Souvenir de Maceiò – BRASIL
Agosto 3, 2008
Traduzione dal Portoghese:
Pulisci e deodora…
..Lava biancheria..
TROIA
peso liquido
500g
Per info sui prodotti: http://www.troiaind.com.br/index.php?option=com_easygallery&Itemid=28
(nei migliori supermercati del nordest. Brasile)
g.r. maceiò 2008











