L’eternità sarebbe immobile…
Agosto 22, 2009
DVD Multimediale interattivo
Giugno 6, 2009
contenuto DVD Multimediale:
1> Tutto nel Nuovo Tutto di Nuovo – The movie
2> Biography and Expositions
3> Works in Expositions
4> Performance Opening – Phobophobia – video 3’42’’
5> Atelier Milano 2005 – photo by Nathalie Tufenkjian
6> Last works – Bit 2009
Tracce extra
1> L’inganno dei sensi – Opening Napoli 2002 – video 4’33’’
2> Steady Link Project I Act – Baghdad 2002 – video 11‘05’’
3> Performance Musica/pittura – Rivisondoli 1995 – video 9’59’’
Per ricevere una copia e informazioni sul DVD interattivo contenente il video della mostra Tutto nel nuovo Tutto di nuovo di Giovanni Ricciardi, realizzato al Castel dell’Ovo a Napoli insieme ad altri contenuti inediti realizzati dal 1995 al 2008, contattare il seguente indirizzo mail: dvd@giovanniricciardi.it
DVD arte | DVD | multimediale arte | video performance | video di artisti | interviste | Mostre | esposizioni | Napoli | milano | Italia | artista | Pittori italiani | arte
Il gioco di Piero – di Gianni Perillo
Maggio 16, 2009
Giovanni Ricciardi: lo smaltimento della Memoria
Agosto 25, 2008
Giovanni Ricciardi, avezzanese, classe 1894, esercita un discreto commercio di cereali e generi alimentari – mestiere dal quale certo gli discende il soprannome di «maccaronaro» solennemente annotato, senza una punta di ironia, dall’autorità di pubblica sicurezza nel fascicolo politico ad egli intestato. Nel 1924 è iscritto ad Italia Libera, associazione fieramente antifascista. Nel 1931 viene ammonito, dopo esser stato sorpreso, in buona compagnia (Alberto Mancini, Costantino Torrelli, Francesco Ciccarelli, Placido Sebastiani, Luigi Chiarelli, Giovanni Donatelli, Pietrantonio Palladini) a trattare dei volantini di Giustizia e Libertà. Viene solo ammonito Ricciardi, seppur a conoscenza del contenuto dei manifestini e della diffusione che ne veniva fatta, grazie alla circostanza attenuante di non partecipare “direttamente a tale propaganda”. Ma che di quest’uomo non ci si possa fidare, le autorità fasciste lo scoprono sul finire degli anni Trenta, quando Ricciardi è tra le 14 persone (tra loro i più noti Pietro Amendola ed Aldo Natoli, Bruno Corbi e Giulio Spallone, Fernando Amiconi e Renato Vidimari) accusate di aver tentato di ricostituire la rete sovversiva del Partito comunista tra Roma e gli Abruzzi. Compare dinanzi al Tribunale speciale per la difesa dello Stato, il più odiato organo di repressione del fascismo, che gli commina due anni di reclusione (all’atto stesso della sentenza, a metà del 1940, la condanna viene condonata, e può così lasciare il carcere romano di Regina Coeli).
Non è ideologicamente catalogabile, Ricciardi, rubricato quale semplice «antifascista», talvolta «socialista», talaltra «comunista». Anche nel dopoguerra, impegnato nell’associazione che riunisce i perseguitati politici del passato regime, Ricciardi sembra serbare questa irriducibile caratteristica di indefinibilità, al punto che ci è difficile associargli una sola e semplice militanza politica.
Inizia, Ricciardi, armato di macchina fotografica e di penna, un’indefessa attività pubblicistica (collabora con la pagina abruzzese de «L’Unità») e di raccolta di materiale attinente la storia della Marsica, attività che corre parallela – e viene anzi agevolata – dal servizio che in una Avezzano semidistrutta egli presta all’ufficio del lavoro e al municipio, a coordinare le squadre per gli sgomberi dalle macerie della guerra.
Riemerge, poi, quella passione per gli opuscoli e gli scritti politici che tante grane gli aveva già procacciato sotto il fascismo: il Nostro comincia a conservare la memoria minuta dei fatti politici di ogni giorno, volantini locali e giornali di tutti i partiti. Alla fine, si accumula una mole impressionante di materiale, vivida testimonianza della lotta politica e sociale consumatasi nella Marsica, nei primi venti anni del regime repubblicano. Mole che, per gli amanti del genere, è stata resa finalmente disponibile dagli aventi causa del Ricciardi, a quasi quarant’anni dalla morte di questi, avvenuta nel 1968.
Per i pochi fortunati che ci si sono trovati, sul finire dello scorso gennaio (proprio nella ricorrenza della Giornata della memoria, il 27 gennaio 2007), la tanta carta e i tanti libri messi da parte dal nostro protagonista – e schedati con una applicazione alfieriana – sono finalmente riemersi dalla cantina di un benemerito affine e sono rimasti esposti, per un paio di giorni, nei quattro secchioni della nettezza urbana localizzati all’ingresso di Avezzano, nella centralissima via XX settembre, tra la Gerit ed il distributore di benzina.
Discreto il successo di pubblico, immane il lavoro dei camion della nettezza urbana per smantellare il bizzarro allestimento. Peccato solo riesca difficile, ora, replicare una così straordinaria esposizione.
Siamo quasi sicuri che Giovannino il “Maccaronaro” si sia rivoltato nella tomba, e non una volta sola. Con un rumore simile a quello di un compattatore.
Franco Massimo Botticchio
Link diretto alla pagina: http://www.site.it/giovanni-ricciardi-lo-smaltimento-della-memoria/03/2008/
O-maggio a Vincent
Maggio 17, 2008
The show can’t go on…confirmed
Aprile 7, 2008
Ritorno su questo post inserito pochi giorni prima dell’ultimo tanto dis-atteso Miart. Qualcuno se lo aspettava tanto da evitare la sua decennale partecipazione, ebbene la conferma è arrivata…e arriva da molti visitatori anche fuori dal mondo dell’arte, molti mi chiedono cosa sia quella “monotona sequenza di opere stanche”. Lo spettacolo non può continuare, non dovrebbe. L’artista non è un burattino da lanciare sul palco, ma nemmeno il burattinaio, non è intrattenimento ma cammino fedele dell’anima. Non salva neppure pensare che l’artista viva un momento storico in cui la depressione l’opprime e lo alimenta poiché la depressione e le difficoltà negli artisti hanno alimentato le migliori opere d’arte della storia. Leggo in giro e vedo volti avviliti, spaesati dall’ultima fiera milanese sulle questioni a loro più care…ho venduto..non ho venduto… Da qualche parte ho addirittura letto che Vinitaly, la fiera del vino a verona, ha registrato più ingressi del Miart…CIN CIN!
Nella stanchezza ci si deve fermare, sorseggiare un bel caffé, girare i telai, le foto, tagliare quelle cattive. Sembra che nella stanchezza il caffé e le opere cattive siano tutte nelle nostre fiere a rappresentare una malsana istituzionalizzazione di un arte che non appartiene all’arte.
Miart 2008 | mi art milano| arte e mercato dell’arte | fiera di milano | artisti
The show can’t go on
Aprile 4, 2008
Della pittura e del desiderio di dimenticarla
Marzo 3, 2008
“Non si può andare laddove si insegna per apprendere; per apprendere bisogna disapprendere; quando poi si apprende si fa doppia fatica: quindi sono ore buttate via. Non bisogna invocare lo Stato, lo Stato deve smettere di governare, lo Stato detta sempre dei codici; si finisce nella rappresentazione e ogni rappresentazione è sempre e comunque – ahinoi! – rappresentazione di Stato. Non so se sia chiara l’antitesi tra studio e scuola. Si studia desiderando. Questo è lo studio. La scuola invece è la palestra dell’ozio, per gli scioperati, per chi ha tempo da perdere. Salvatevi finché siete in tempo!”
Carmelo Bene da “Il Laureato Bis”
Vi sembrerà alquanto buffo, ma queste parole del maestro CB mi vengono in mente puntualmente ogni qualvolta sono in una fiera, (da praticamente sempre). Quest’anno per la prima volta mi sono perso Artefiera di Bologna, forse scrivo questo per nostalgia come per un natale perduto, ma sono stato momentaneamente (qualche mese) distratto da altro o altra religione (per fortuna e finalmente). Purtroppo però questa malattia che è la pittura non lascia scampo e le recidive sono ad un passo dalle pause e dai sorrisi sereni, perché per un artista il desiderio massimo è annullarsi, così sempre si annida ardente dietro l’angolo e mai riposa in pace.
Si dipinge desiderando, in un percorso stabile, non rinnegabile in quanto inevitabile tragitto dell’anima propria. Così come per imparare bisognerebbe disapprendere, per dipingere bisognerebbe dimenticare la pittura, fino a dimenticare se stessi nell’oblio che porta al presente nel moto continuo dell’irripetibile. Mai i nuovi media potranno sostituire la materia fluttuante che s’addensa sulla tela e muove i propri desideri, così come dalla materia nasciamo e da li si muove l’uomo e gli artisti tutti. Amici artisti, lo stato/status symbol imposto dal mercato semprefittizio dell’arte non potrà mai giocare partite sul disapprendimento di se stessi già in quanto rappresentazione o messa in scena di un unicum fisso e immobile. L’arte del “mercato dell’arte” è la ripetizione di una matrice quale firma indubbia di un artista che muove in un cerchio chiuso la propria cantica, eppure, mai dovremmo perdere di vista quel timbro che si fa certamente tono personale e sempre fisso ma in un progress, che non dovrebbe mai inchinarsi a produzioni statiche e auto-commemorative. Ho visto negli ultimi anni la trasformazione di forti personalità, amici artisti, curvati dalla ripetizione di se stessi continua e estenuante. La richiesta di mercato è quanto di più distruttivo ci possa essere per una sincera ricerca artistica. Si dipinge desiderando, dimenticandosi e dimenticandola, questa è la pittura. Il mercato è la palestra dell’arrendevolezza di fronte all’arte, per gli scioperati, per chi ha tempo da perdere. Salvatevi finché siete in tempo!













