Stagioni bugiarde

 

 

 

 

 

 

 

 

Bagna queste aride labbra
Decanta a piccole gocce il tuo delicato segreto
Qui, altrove una volta ancora

Ad una ad una allevia queste pupille
Turgide per ciò che hanno potuto vedere
Che dal cammino finito in ginocchio ora risognano ancora

Né pace, né luce le mie orecchie si aspettano
_________________________________[Ricorda]
Hanno già ascoltato i canti di mille passeri a corda, a manovella
Carillon tra le finte sveglie delle rondini di primavera

Troppe mani hanno lasciato questo prato incolto
Sfiorato i sentieri che portano all’infinita attesa
Traccia anche tu questa pelle tesa

Tu questo hai delle rondini, menzogne leggere
_________________________________[Ripensaci]
Qui a me hai annunciato la prossima estate
A bilanciare l’oscurità della notte nel suo puntuale ritorno.

g.r.

Lettera per Luigi\Luca Castellano 2003

Al Consiglio d’Istituto del
Liceo Artistico di Aversa

All’attenzione del prof. Raffaele Bonifacio Gambardella,

Troppo spesso i sordidi intellettualismi di cui si soggiogano le parti della cultura istituzionalizzata, sono tristemente più percepiti da chi percorre strade “underground”, sotterranee, eppure troppo vivide e riconosciute per essere trascurate. E’ anche vero, stranamente, che i cerebralismi più fervidi rifiutano un certo tipo di riconoscimento, ponendosi quasi sempre “contro”.

I meravigliosi percorsi culturali di chi, come Luigi\Luca Castellano, sfrecciano verso direzioni mai “prevedibili” e non meno “comprensibili”, ci appaiono più praticabili solo a lungo andare, divenendo accessibili quando si ha il tempo di riflettere oppure quando è il tempo a dare le appropriate ragioni.

Ho avuto il piacere di conoscere Luca in età molto giovane, rimanevo ad ascoltare e osservare. Seguivo i suoi discorsi a stento, dopotutto, molti riuscivano ad interloquire con lui difficilmente. Più che altro ammiravo quel flusso creativo sempre a metà strada tra l’etica più alta e il divertimento linguistico più bischero ma mai prosaico. Era già palese ai miei giovani occhi la sua arma della rinuncia verso tutto ciò che doveva essere riconosciuto e istituzionalizzato; questo garantisce sempre un’autenticità intellettuale. Era un ricercatore infaticabile di spazi mentali e fisici, ove finalmente poter liberare le sue intuizioni continue, ma sopra ogni cosa, era uomo di cultura che riusciva ad essere libero da ogni sapere. Questo gli permetteva di provare spesso l’incanto. Ricordo il suo sguardo attento a labbra schiuse mentre mio padre rivestiva lo spazio di un’immagine, lui ascoltava e proseguiva, si inseriva nei discorsi con il fare di un musicista, ma all’apice dei discorsi più difficili e filosofici, seguiva sempre una sdrammatizzante ironia.

Così ho vissuto la sua dolorosa dipartita a Napoli. Ho assistito allo stallo che riportavano gli occhi di TUTTI gli artisti napoletani per la sua scomparsa.

Viene sempre il momento in cui rileggere “un libro riposto” perchè troppo complesso e afferrabile solo nel tempo. Per tanti quel momento è avviato già da tempo da chi con impegno a lui si dedica, in più, l’idea di battezzare il liceo artistico di Aversa sotto il nome di Luigi Catellano\Luca potrà mantenere stretto “il suo libro” tutto da scrivere, iniziando di certo dalla prima pagina.

Milano, 23/7/2003

Giovanni Ricciardi

Cogliendo l’occasione per lanciare un saluto al compianto Raffaele Gambardella che tanto si impiegò nell’illuminare la strada di Luca, uno dei più grandi intellettuali e agitatori della cultura del sud, riconosciuto e amico dei più grandi intellettuali del 900, a tutt’oggi, il liceo artistico di Aversa si chiama: “Luca Giordano” con il motto: “La civiltà di un popolo dipende dalla Cultura dei Giovani.” 

Sicuramente, ma sarebbe ben meglio dire: “La civiltà di un popolo dipende dalla capacità di riconoscersi…”

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Lucian Freud Goodbye

Credo che Lucian Freud abbia confermato al mondo la pittura quale strumento che più si avvicina alla fluidità della vita, fluidità della luce, dei gesti, delle emozioni, della materia che rotola su se stessa in divenire. E con la determinazione della natura stessa, con il coraggio che solo un artista può avere, ha mosso controllando tutta la vita le sue dita su di una superficie liquida che sfugge, come le ha tuffate con forza nella sua verità esistenziale per mai risalire.

dipingerà ancora.

giovanni ricciardi

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